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Tropea ha una lunga storia. di cui si hanno notizie gia 500 anni prima la fondazione di Roma. In questo speciale non ripercorreremo la sua storia, che potrete conoscere visitando la pagina Tropea e la sua storia ma tenteremo di farvi conoscere tutte le leggende nate intorno a questa cittadina, leggende che iniziano fin dalla sua fondazione.
Portercole
Portercole, o Forum Herculis, è il nome con cui veniva chiamata all'epoca della sua fondazione Tropea. Situata a tre chilometri di distanza dal sito attuale, la sua costruzione dovrebbe risalire al leggendario Ercole che fondo l'antica Tropea quando venne in Calabria per liberare la regione dai giganti oppure durante i suoi viaggi con gli Argonauti alla ricerca del leggendario Vello d'oro. Era un importante città, con un altrettanto importante porto che fu devastato lentamente dalle intemperie. Di quella mitica città ora non è rimasto nulla, tranne il nome dato al sito dove sorgeva (Formicoli da Forum Herculis)
La Libertà
Una parentesi amara della storia di Tropea è stata aperta quando rischio di essere venduta al principe di Scilla a causa di debiti del Regno di Napoli. I cittadini non si diedero per vinti e inviarono una delegazione di diplomatici alla corte del Re di Napoli. Mentre i tropeani aspettavano, trepidanti, notizie dalle trattative alcuni cittadini dissero di aver visto, per la strada che portava alla chiesa dell'Annunziata, uno stormo di gru i quali, movendosi, si disponevano in modo da formare la parola "Libertas". Il giorno stesso arrivò la notizia dell'avvenuta rescissione del contratto di vendita..
Ogni luogo o edificio antico di Tropea ha una sua leggenda più o meno affascinante. Le più conosciute e affascinanti sono:
U Passu dù Cavalieri
Alla periferia della città, fra Santa Domenica e Tropea, esiste un pianoro chiamato U Passu du Cavalieri. Si racconta che in pieno medioevo in quel posto un cavaliere si incontrò con un'amazzone; questa, per sfuggirgli, si mise a correre. Il cavaliere la segui galoppando sopra il suo destriero. A pochi passi dalla rupe, quando stava quasi per raggiungerla, il suo cavallo cadde sbalzandolo di sella e facendolo fracassare sugli scogli 80 metri sottostanti. Da ciò il nome U Passu du Cavalieri.
L'Uomo nudo dei Missaggi
Fra la spiaggia "A Linguata" e la spiaggia "Convento" sono presenti degli scogli chiamati i Missaggi. Il nome deriverebbe da una leggenda di cui si racconta che, dopo una furiosa tempesta, comparve misteriosamente su questi scogli un uomo completamente nudo e di enormi dimensioni. Interrogato dai cittadini fece capire di non poter parlare ma di volere scrivere. Gli furono date carta e penna e cosi scrisse: "Io non so chi mi sia, ne donde mi sia, nè come sia qui venuto, e la mia vita è breve". Dopo mezz'ora cessò di vivere sotto lo sguardo attonito dei tropeani radunatisi numerosi intorno all'uomo misterioso.
Capo Vaticano
Il promontorio era una volta infestato dai pirati. Il più conosciuto e imprendibile era chiamato Gran Cane. Di ritorno dalla vittoriosa campagna militare contro Cartagine Scipione venne alle armi con questi pirati, capeggiati da Gran Cane. Sembra che lo stesso Scipione abbia ingaggiato un personale duello con il pirata al quale, vibrandogli il colpo mortale, abbia urlato "Abbatti cane!" Questa frase, corrompendosi con il tempo, sarebbe divenuta "vatti cani" e poi, italianizzandola, Vaticano.
Gabba Turchi
Al tempo delle scorrerie saracene Tropea era un luogo ideale da invadere e saccheggiare per far aumentare il proprio prestigio (essendo un paese quasi inespugnabile) e arricchirsi (all'epoca era uno dei paesi più ricchi del sud Italia). In una di queste scorrerie una nave saracena, avvistando una barca da pesca tropeana al largo della punta di Riaci, inizio ad inseguirla per derubare l'equipaggio. I pescatori diedero fondo a tutte le loro forze, ma la nave sarecena era più veloce e si avvicinava sempre di più. Allora iniziarono ad invocare la Madonna, ormai divenuto l'unico appiglio per sperare di sfuggire ai pirati. I pirati avevano quasi raggiunto l'imbarcazione dei pescatori quando si levo provvidenzialmente una cortina di nebbia che limitò la visibilità. Conoscendo quel tratto di mare, i pescatori Tropeani si avvicinarono a degli scogli appena coperti dal mare. La nave dei pescatori passo indenne essendo più leggera, diversa sorte per la nave saracena che, non potendo vedere l'ostacolo a causa della nebbia, affondò. Mentre andavano alla deriva i pirati esclamarono "I cristiani spaccanu 'nsina i muntagni'. Da allora quel tratto di mare venne chiamato "Gabba turchi".
Michelizia
Era il 5 Agosto del Cinquecento quando Michele Michelizia, un ricco mercante, dovette affrontare una violenta tempesta. Giunto al limite delle sue forze fece voto di erigere un edificio commemorativo in onore della Madonna della Neve qualora fosse riuscito ad entrare nell'approdo di Tropea. Pochi minuto dopo vide una luce, forse una finestra illuminata lasciata aperta, che lo oriento fino a raggiungere incolume il porto. Cosi fece erigere, vicino al posto dove vide la luce, una chiesetta ingrandita con il tempo e ora diventata una delle chiese più visitate di Tropea, la Michelizia.